mercoledì 1 luglio 2020

Maggiociondolo alpino


Il Ciol della Fratta è un torrente ripido e lungo, di massi accatastati uno sull’altro, che scende dal versante sud del monte Cornaget, a Claut. Ci sono tornato dopo venticinque anni per rivedere un reperto paleontologico, cioè la superficie di uno strato di Dolomia con numerose orme fossili di dinosauro. Il posto mi ha donato un’emozione insolita: le sponde del Ciol erano sottolineate da un’incantevole fioritura di maggiociondolo alpino (Laburnum alpinum). Per questioni di altitudine, la fioritura gialla delle pianta del posto sono posticipate di un mese. Se non fosse per i fiori, nel bosco l’alberello passerebbe inosservato. La sua foglia è composta, essendo fatta da una triade di foglioline. Un ricordo lontano mi riporta a Vittorio, il malgaro di Claut che aveva la stalla accanto alla mia baita. Dal legno del maggiociondolo, duro e scuro come l’ebano, che conservava gelosamente in tronchetti, Vittorio ricavava spine, tappi, cunei resistenti agli sforzi più intensi, oltre che al tempo. Il legno del maggiociondolo è usato anche nell'artigianato degli strumenti musicali a fiato e per realizzare piccoli, preziosi mobiletti. Noto è il veleno della pianta (citisina), contenuta soprattutto nei semi, che tanti animali evitano, anche se non tutti. Tra qualche giorno, in fondo alla Val di Gere, su per il Ciol della Fratta, la luce gialla dei maggiociondoli si spegnerà e il gran verde dei faggi e dei carpini riemergerà.

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