Il Ciol della Fratta è un torrente ripido e lungo, di massi
accatastati uno sull’altro, che scende dal versante sud del monte Cornaget, a
Claut. Ci sono tornato dopo venticinque anni per rivedere un reperto
paleontologico, cioè la superficie di uno strato di Dolomia con numerose orme
fossili di dinosauro. Il posto mi ha donato un’emozione insolita: le sponde del
Ciol erano sottolineate da un’incantevole fioritura di maggiociondolo alpino (Laburnum alpinum). Per questioni di
altitudine, la fioritura gialla delle pianta del posto sono posticipate di un
mese. Se non fosse per i fiori, nel bosco l’alberello passerebbe inosservato. La sua foglia è composta, essendo
fatta da una triade di foglioline. Un ricordo lontano mi riporta a Vittorio, il
malgaro di Claut che aveva la stalla accanto alla mia baita. Dal legno del
maggiociondolo, duro e scuro come l’ebano, che conservava gelosamente in
tronchetti, Vittorio ricavava spine, tappi, cunei resistenti agli sforzi più
intensi, oltre che al tempo. Il legno del maggiociondolo è usato anche
nell'artigianato degli strumenti musicali a fiato e per realizzare piccoli,
preziosi mobiletti. Noto è il veleno della pianta (citisina), contenuta
soprattutto nei semi, che tanti animali evitano, anche se non tutti. Tra
qualche giorno, in fondo alla Val di Gere, su per il Ciol della Fratta, la luce
gialla dei maggiociondoli si spegnerà e il gran verde dei faggi e dei carpini
riemergerà.
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