domenica 11 agosto 2019

Buona fortuna lupetti!

Un’estate da lupi! Mai come quest’anno ho passato i giorni più caldi dell’anno nel posto più assolato del paese. Anche se sui magredi una certa ventilazione c’è sempre.  Giugno, luglio e la prima parte di agosto mi hanno visto, quasi quotidianamente, davanti al boschetto dei lupi, ad aspettare, discretamente, l’affacciarsi crepuscolare dei cuccioli, nati all’inizio della primavera. Da una ventina di giorni l’ombroso ”cortile di casa”, dove i lupetti passavano il giorno, si è ampliato. Ora passano il crepuscolo e la notte a esplorare e scoprire un mondo più ampio, sempre più ampio. Lo scarico delle fototrappole non consegna più giochi di cuccioli, ma il ritorno guardingo di chi frequentava i posti prima, cioè la volpe, i caprioli, i cervi,  prontissimi a balzare via al minimo odore di lupo.





martedì 2 luglio 2019

Bentornato lupo!

C’erano troppe coincidenze. Fotografi naturalisti, agricoltori e altri frequentatori degli sterrati magredili, all'inizio della primavera raccontavano della presenza di cani timorosi, dall’aspetto lupino. Vista la recente (neanche tanto), naturale tendenza del lupo (Canis lupus) a diffondersi, valeva la pena indagare, cercandone le tipiche tracce. Se erano davvero lupi, le foto-trappole li avrebbero presto immortalati. E così è stato. Nella storia naturalistica dei comuni interessati dall'affascinante ambito magredile sud, l’anno è storico! Dopo alcuni secoli è tornato il lupo (leggetevi l’interessante libro “FRIULI TERRA DI LUPI” di Pier Carlo Begotti, edito dalla “Università della Terza Età di Spilimbergo”). Mai immaginavo di cercare il lupo a Cordenons, dietro casa! Non rendo pubblica questa notizia per esibizione, anzi, pensavo di tacere per prudenza, di non divulgare. Invece le persone più competenti mi hanno spinto a farlo, perché l’informazione salvaguardia più del segreto. Se tutti sanno, il bracconiere di turno è restio a combinare un misfatto. Sono certo che tante notizie storiche sono perlomeno esagerate. In ogni caso, non esistono più bambini, o vecchi isolati tra selve e praterie, al pascolo con pecore o oche. Oggi l'uomo ha tutti gli strumenti tecnologici per controllare i predatori, quando si aggirano tra gli animali domestici. E i cani da guardiania che seguono le greggi? Difficile che il lupo li inganni! Noi ci siamo dimenticati di come vive il lupo; il lupo non si è dimenticato dell’uomo!
Femmina (al centro) e maschio.
Cuccioli

domenica 2 giugno 2019

Ci tenevo a questa esposizione!

Bellissimo l’incipit delle orme fossili di dinosauro. Ho appreso molte cose di geologia risalendo i canaloni dolomitici alla ricerca di reperti. Ci tenevo a organizzare questa esposizione! Il bel tempo atmosferico, dopo un mese di pioggia, ha tenuto lontane tante persone, ma la mostra sarà itinerante e ci sarà occasione per recuperare. Grazie al Museo Civico “S. Zenari” e all’Assessorato alla Cultura di Pordenone, all’Ufficio Biodiversità della Regione FVG, nelle persone di Pierpaolo Zanchetta e Dainese Francesco; grazie alla Fondazione UNESCO per le Dolomiti e al Parco Naturale Delle Dolomiti Friulane, ad Alleris Pizzut (componente direttivo del CAI Italia), al Presidente dei naturalisti di Cordenons Giuseppe Brun, al paleontologo Dott. Fabio Marco Dalla Vecchia e al fotografo Sergio Vaccher . 

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Il paleontologo Fabio Marco Dalla Vecchia


giovedì 30 maggio 2019

Con gli occhi sulle Dolomiti


                                      Sedici maggio 1997. Mi alternavo con l'amico Leandro Dreon per ripulire una                                        superficie di sedimentazione dolomitica e  rendere visibile  una pista fossile di dinosauro
Ha animato l’esposizione in locandina il ricordo di un giorno trascorso nella cornice delle Dolomiti pordenonesi. Ero finito davanti, anzi, al cospetto di un masso dolomitico, nei pressi di malga Casavento a Claut ad ascoltare un paleontologo che doveva confermare il ritrovamento di una sospetta orma fossile di dinosauro, la prima per la Val Cellina. Era il 7 ottobre del 1994. Quello che mi appariva come un banalissimo masso, si trasformò in un “libro di pagine da sfogliare”. Grazie a questa esperienza ho imparato ad osservare le rocce con occhi diversi, ho compreso come anche quelle delle Dolomiti celino un’infinità di racconti; quello del masso dolomitico riguardava una vita tanto lontana quanto affascinante.


domenica 12 maggio 2019

IL PIANETA CHE vogliamo/non vogliamo



Fermiamo l’innalzamento della temperatura globale! La richiesta del popolo di giovani che, con Greta Thumberg, chiede cambiamenti di stili è l’invito della locandina. È necessario capire il problema del surriscaldamento nella sua complessità, dobbiamo sapere come agire, come sostenere la richiesta di una generazione attenta al cambiamento. Vi aspetto numerosi!    

martedì 19 febbraio 2019

Lasciamo ai nostri giardini la gioia dei fiori spontanei.



A volte desidero esprimere la mia passione per l’illustrazione e la creatività; con tutti i miei limiti, cerco di usare questa forma espressiva per comunicare il mio amore per la natura. Circa tre mesi fa, ho deciso di “parlare” del valore e dell’indispensabilità di certe presenze. Così, dopo parecchie ore passate con colori e pennelli, il 17 febbraio ho inaugurato un nuovo murale. I fiori spontanei sono il soggetto del disegno. Si tratta di quei fiori che, da bambino, quando l’agricoltura non aveva i caratteri intensivi e semplificativi di oggi, incontravo tra prati, fossi, siepi e capezzagne. Erano bellezze su cui si posavano altre bellezze, cioè insetti di ogni genere, spesso coloratissimi, dalla biologia incantevole. Ogni fiore, con la sua produzione, sosteneva un brulichio di biodiversità.   



sabato 26 gennaio 2019

Affinare l'udito


Oggi il picchio verde che pascola regolarmente sul prezioso prato dietro casa s’è involato repentino, in direzione degli alberi che stanno in confine col mio vicinante. Lo so che aspetterà solo il tempo che mi allontani, per ritornare a cercare chissà cosa tra le striminzite erbe invernali. Quello che mi ha colpito e che la fuga del pennuto è stata accompagnata dal classico verso, che tra noi birdwatchers va sotto il nome di “risata”, perché ricorda la gran sghignazzata di un goliardico. E’ un verso forte, tanto che lo spauracchio che può provocare non è da poco: è un grande squillo di tromba! Subito mi è venuto in mente che di canti e versi, tra non molto, cioè appena la primavera farà capolino, anche tra le case se ne udiranno tanti. Il picchio rosso cercherà intorno al nido un ramo secco per “tambureggiare”. Il colombaccio (arrivo abbastanza recente nei nostri giardini), tuberà tra le fronde; l’allocco, avvolto nella nebbia e nell’oscurità, bubolerà da qualche ramo; la civetta, gobba o appiattita sotto a qualche nicchia di una casa, striderà; il codirosso ciarlerà.  Il merlo ha un assortimento di versi che fanno un’orchestra, infatti canta, chiocciola, fischia e zirla. Anche la volpe, nei pressi della tana, sempre più vicina ai centri abitati, non è da poco come repertorio, infatti, guaiola, gannisce, abbaia, guaisce. Quanti suoni riempiono anche l’atmosfera della città! Peccato che certi, che sentivo da bambino, quando abitavo in un paesello e non in una città, non si diffondono più! È il caso del garrito della rondine, il cinguettio del passero, il grido del torcicollo. In compenso, si sono aggiunti i ruvidi gracidii famelici della cornacchia, delle ghiandaie e delle gazze. Un verso gioioso che risuona ancora, per le note e per il nome del suo autore, che per gli esperti è un cinguettare e per me invece è un “brindare”, è quello della cinciallegra: il “brindisi della cinciallegra”! Sì, perché l’allegrona ripete all’infinito: “Cin, cin, cin … cin, cin, cin… cin, cin, cin…”



venerdì 25 gennaio 2019

Un rifugio urbano anche per le farfalle

Lo scorso anno Yvonne, socia dell’Associazione Naturalistica Cordenonese, imbattendosi in alcuni bruchi che mangiavano le sue piante di finocchio selvatico, mi ha chiesto se sapevo in che tipo di farfalla si trasformavano. Si trattava di bellissimi bruchi di macaone (Papilio machaon), una splendida farfalla diurna. Per curiosità, ma anche perché quei bruchi sparivano, Yvonne ne trattenne alcuni in una scatola, alimentandoli con i ramoscelli del finocchio selvatico. I bruchi si sono nutriti per bene e poi si sono incrisalidati nel contenitore e alcuni si sono trasformati in bellissimi macaoni, che Yvonne ha subito liberato. Ascoltando la sua esperienza e facendo una ricerca sul Web, ho constatato che gli "allevatori" di farfalle nostrane non sono rari. Così ho deciso che anch'io, quest’anno, dediocherò un po' di tempo ai macaoni. Proprio in questi giorni ho acquistato, presso una rivendita specializzata, dei semi di finocchio e di carota selvatici (Famiglia delle Ombrellifere), molto ricercati dai macaoni e da altri insetti. Li ho seminati in ambiente protetto e sono germogliati e tra un mese li trapianterò nei posti più assolati del mio orto-giardino, con la speranza che qualche macaone approfitti della nuova presenza. Sono particolarmente entusiasta di questa iniziativa, la trovo arricchente per la natura e per l’uomo. Sono operazioni minime per la difesa degli insetti, considerando l'impatto agrario odierno sulle campagne; ma se considero che abbiamo diffuso con successo tra le case la cultura delle cassette nido per gli uccelli, quella dei rifugi per i pipistrelli e per gli imenotteri, quella per l’alimentazione degli uccelli, perché non provare anche con le farfalle? Tutto aiuta.