Francesco Venerus rievoca spesso episodi di natura vissuta
insieme, durante qualche escursione. Siccome oggi ha ricordato un
incontro che lo incuriosì particolarmente, collocato in questa stagione, voglio
parlarvene. Una volta gli ho mostrato diversi piccoli imbuti, creati qua e là
nella sabbia fine del fiume Cellina. Gli ho detto che su quelle buchette si
consumano grandi tragedie e che il suo autore era poco più grande di un chicco
di riso, ma aveva il nome di un gigante, del re della savana: leone! Siccome i
suoi pasti consistono spesso in formiche, chi gli ha dato il nome l’ha chiamato
formicaleone (Myrmeleon formicarius).
Questo neurottero ha l’abitudine di
infossarsi col corpo nella sabbia che lancia, con le possenti mandibole, verso
l’alto, fino a quando si produce una fossetta imbutiforme. Quando un insetto vagante e curioso si espone per guardare la profondità dell'imbuto, ecco che il predatore gli scaglia con le mandibole "palate" di granelli, che lo spaventano e lo fanno scivolare. Il malcapitato cerca di uscire dal buco, ma il formicaleone continua a proiettargli sabbia , per farlo scivolare ulteriormente. Il poveretto, sfinito dalla fatica, cede e finisce sul fondo dell’imbuto, dove le possenti
mandibole del formicaleone lo agganciano e lo forano e gli iniettano nel corpo
enzimi digestivi. Una volta sciolta internamente, la preda viene succhiata, come noi succhiamo una bibita con la cannuccia!
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In alto a sinistara imbuto di formicaleone (Myrmeleon formicarius), quindi due larve e insetto a metamorfosi compiuta. |



