mercoledì 20 giugno 2018

L'imbuto delle atrocità


Francesco Venerus rievoca spesso episodi di natura vissuta insieme, durante qualche escursione. Siccome oggi ha ricordato un incontro che lo incuriosì particolarmente, collocato in questa stagione, voglio parlarvene. Una volta gli ho mostrato diversi piccoli imbuti, creati qua e là nella sabbia fine del fiume Cellina. Gli ho detto che su quelle buchette si consumano grandi tragedie e che il suo autore era poco più grande di un chicco di riso, ma aveva il nome di un gigante, del re della savana: leone! Siccome i suoi pasti consistono spesso in formiche, chi gli ha dato il nome l’ha chiamato formicaleone (Myrmeleon formicarius).  Questo neurottero ha l’abitudine di infossarsi col corpo nella sabbia che lancia, con le possenti mandibole, verso l’alto, fino a quando si produce una fossetta  imbutiforme. Quando un insetto vagante e curioso si espone per guardare la profondità dell'imbuto, ecco che il predatore gli scaglia con le mandibole "palate" di granelli, che lo spaventano e lo fanno scivolare. Il  malcapitato cerca di uscire dal buco, ma il formicaleone continua a proiettargli sabbia , per farlo scivolare ulteriormente. Il poveretto, sfinito dalla fatica, cede e finisce sul fondo dell’imbuto, dove le possenti mandibole del formicaleone lo agganciano e lo forano e gli iniettano nel corpo enzimi digestivi. Una volta sciolta internamente, la preda viene succhiata, come noi succhiamo una bibita con la cannuccia!

In alto a sinistara imbuto di formicaleone (Myrmeleon formicarius), quindi due larve e insetto a metamorfosi compiuta. 



martedì 12 giugno 2018

L'importanza degli alberi vetusti


Faccio parte dei segnalatori del progetto MIPP! In due anni ho segnalato una Rosalia alpina (che non ho neppure trovato io) e un Morimo scabroso (Morimus asper funereus). Non è dei miei modestissimi ritrovamenti che voglio parlarvi, ma degli obiettivi del MIPP, un progetto finanziato dalla Commissione Europea e riguardante la diffusione di alcuni insetti inseriti nella Direttiva Habitat, una delle leggi più importanti per la protezione della natura in Europa. Il progetto prevede il ritrovamento e la segnalazione nel portale MIPP, anche da parte di non esperti, di cinque coleotteri, cioè cervo volante (Lucanus cervus), scarabeo eremita (Osmoderma eremita), cerambice della quercia (Cerambyx cerdo), rosalia alpina (Rosalia alpina) e il morimo scabroso (Morimus asper/funereus), tutti saproxilici, cioè vivono e si nutrono nel legno morto degli alberi. La presenza d’insetti di questo genere è certificazione di boschi in stato di buona salute ecologica. Altri quattro  insetti in netto calo demografico, sempre di facile riconoscimento, cioè  la cavalletta stregona dentata (Saga pedo), la farfalla bacante (Lopingia achine), l’apollo (Parnassius apollo) e la polissena (Zerynthia polyxena) sono comprese nel progetto MIPP.

Morimo scabroso - Morimus asper//funereus

Rosalia alpina - Rosalia alpina

mercoledì 6 giugno 2018

Il coraggio di certe piante


Ho fissato attentamente un particolare dei magredi del Cellina/Meduna. La parola che spiegava la presenza di alcune piante, mi ha portato a dei ricordi di bambino, quando certi film americani mi coinvolgevano così tanto, che avrei voluto esserci anch'io nel Far West. Chi immaginava che il concetto di pionierismo si addicesse anche a certe piante? Le pioniere sono quelle piante che per prime s’insediano su un terreno arido e sterile. Con la loro morte e decomposizione preparano un ferretto utile a diverse e folte consorelle, più esigenti dal punto di vista trofico. La storia dei “magredi primitivi” (sassi, licheni, muschi e poche erbe) che in assenza del prorompere del fiume diventano “magredi evoluti” (prateria arida) è possibile grazie all'incipit delle piante pioniere!

                        Un Licenide azzurro sui magredi primitivi (sassi con licheni, muschi, pianticelle rade)  e due                                                            splendide piante pioniere, in alto il camedrio alpino, in basso la vedovella celeste.