domenica 29 aprile 2018

L'allarme del corvo


Coppia di corvi imperiali che caccia un'aquila reale giovane.


Come non poteva non destarmi il verso del corvo imperiale che prorompeva oltre il vertice delle chiome di un bosco? Il tono delle sue grida annunciava un sicuro misfatto. Il tempo d’alzar la testa sulla fascia d’azzurro sopra allo sterrato che da Mezzomonte porta al Gaiardin, che due grossi pennuti sfilarono decisi. Uno, nero con la coda a rombo, beccuto per bene e con ali a falce era lui, il corvo imperiale e l’altro, con un timone lunghissimo e ali ampie ma corte, tonde in punta, era l’astore, il tipico predatore piumato della selva, veloce e potente, notoriamente elusivo. Il corvo imperiale aveva scoperto il rapace in un volo insolitamente esposto ed era volato a cacciarlo. Come sua abitudine gridava e allertava la valle del pericolo comparso. I corvi imperiali sono il campanello d’allarme delle valli  alpine. Se gridano, destatevi! Guardate il cielo e guardate la terra e qualche osservazione speciale non mancherà!  

venerdì 27 aprile 2018

Aiutarli il giusto!

 

Questo nidiaceo di merlo (Turdus merula) uscito in anticipo dal nido, stava schioccando insistentemente davanti alla porta di un condominio. Impossibile non capire che era ingannato dal suo riflesso; era convinto di essere davanti a sua madre. L’ho messo nella siepe più vicina. Sono certo che i suoi genitori mi vedevano. Sono tantissimi i nidiacei dal volo ancora indeciso che soccombono perché finiscono vittime di gatti, cani, corvidi, gabbiani e altri predatori. Se siamo certi che sono abbandonate, queste creature si possono aiutare raccogliendole e mettendole in un contenitore (cartone) appartato, ma solo per il tempo necessario affinché completino lo sviluppo del piumaggio, qualche giorno, somministrandogli il cibo adeguato, senza manipolarli. Se si abituano a noi, quando li rimetterete in libertà, ogni uomo significherà cibo, dimenticheranno gli allarmi dei genitori, memorizzati quando, intorno al nido, entrava in scena un cane, un gatto o un umano.     

mercoledì 25 aprile 2018

I pendoli dell'aquila

In questi giorni le aquile reali si stanno riproducendo e hanno un comportamento territoriale spettacolare. La regina alpina non è una grande comunicatrice vocale e non ha neppure colori particolarmente sgargianti da esibire. Tuttavia, soprattutto il maschio, non appena ne ha l'occasione, deve dire alle aquile dei territori confinanti l’impegno intrapreso. Cosa fa? Comincia a caricare una termica ascensionale, o un vento di risalita, senza battere una volta sola le ali va alto da diventare quasi invisibile e poi, improvvisamente, si lascia cadere verso terra con una  picchiata da brivido. Pare schiantarsi ma, altrettanto improvvisamente, s’impenna e ritorna alto. Che bello vedere il maschio raggiungere il vertice di ogni slancio, stallare e piegarsi ancora verso il basso, per precipitare di nuovo. Ripete questi voli in sequenza, anche per qualche chilometro, attraversando le valli più ampie, disegnando nel cielo “festoni carnevaleschi”. Ecco come l’aquila reale comunica ai conspecifici il suo impegno nuziale e il possesso del territorio. 




lunedì 23 aprile 2018

Lasciamo che le erbe fioriscano!


Perché il nostro giardino deve essere “all'inglese”? Perché deve essere una sorta di tappeto castrato della bellezza e della vita? Lasciamo che le erbe fioriscano, che i luoghi si popolino d’api e d’altri insetti, che qualche farfalla ritorni a colorare le nostre giornate!  Per i mesi di marzo e aprile, abbandoniamo la misera logica del rasa erba. La varietà biologica e la bellezza della campagna, con l’agricoltura intensiva sono state demolite, il posto è sempre più un laboratorio di "ordigni" chimici. Molti insetti cercano rifugio in città, lasciamo che il nostro giardino sia per essi una “ciotola” di erbe varie.  


giovedì 19 aprile 2018

Larve inquietanti, adulti affascinanti

Ho spostato il compost dal mucchio che creo ogni anno per metterlo nelle porche, ed ecco che si sono delineati alcuni suoi contenuti naturali: orbettini, lombrichi, scolopendre… e larve grosse come un dito d’uomo, traslucide, con zampe minute e mandibole massicce. Sono le larve di coleotteri comparsi da noi una quindicina di anni fa. Si alimentano di detriti, proprio come i lombrichi, fertilizzando ciò che buttiamo. Non eliminatele! Il secondo, terzo anno di vita compiono la metamorfosi, generando una cetonia dallo spettacolare colore verde metallizzato, lungo circa tre cm. Volano rumorosamente, alla ricerca di alberi con frutti più che maturi, di cui si alimentano e di un partner. Le femmine fecondate, atterrano sui compost e vi si “inabissano”  per un po’, per deporre le uova e dare inizio ad un nuovo ciclo vitale.   


martedì 17 aprile 2018

Bianconi, quarta coppia riproduttiva nel pordenonese! Eureka


Giornata memorabile, dopo trent’anni di frequenti appostamenti primaverili da una parte e dall’altra del settore centrale della pedemontana pordenonese, sono riuscito a trovare dove ha casa la quarta coppia di bianconi. Il rapace riproduttivo meno comune in Friuli (l’albanella minore non credo nidifichi più). Nel pordenonese conoscevo tre coppie di questo predatore di serpenti, fin dalla fine degli anni ottanta del secolo scorso. Ma da oggi sono quattro! Stanno costruendo il nido, amoreggiando, copulando. Sono puntuali con la migrazione, con il solito territorio, con il rinnovo del nido, con l’allevamento dell’unico pulcino. Eureka! Anche il settore centrale della pedemontana pordenonese ha i suoi bianconi. 



lunedì 16 aprile 2018

La latrina del tasso






Capita, di tanto in tanto, d’imbattersi nelle caratteristiche orme del tasso (Meles meles), che ricordano quelle di un orso in miniatura. Meno frequentemente, invece, capita d’incontrare un’altra traccia del simpatico mustelide, cioè la latrina, che è uno scavo ampio e profondo come un secchiello, più o meno riempito dei suoi escrementi. Questa traccia, franca espressione territoriale, testimonia spesso la vicinanza con la tana, occupata da una famiglia.   

domenica 15 aprile 2018

Orme di lupo?




Mi hanno segnalato grandi orme di canide nell’alveo del Cellina a Cordenons. Da un paio di anni il posto è frequentato da due, forse tre lupi. Le dimensioni, la posizione avanzata dei due polpastrelli anteriori, le unghie piuttosto sottili e tendenzialmente rivolte verso l’interno, l’area ampia tra polpastrelli e plantare, quest’ultimo largo, le orme organizzate su una pista retta e isolata, nessuna orma di scarpe vicina, mi fanno sospettare che proprio di lupo si tratti. So che attribuire delle orme a un lupo è un azzardo. Potrebbero essere di un grosso cane vagante. Mi prometto di  indagare più a fondo.       

venerdì 13 aprile 2018

Piena sul fiume Cellina



In Valcellina deve aver piovuto molto. Il Cellina, nel suo tratto in pianura, è in piena! Quando si verifica questo fenomeno non manco di vederlo, di camminare lungo uno dei numerosi e copiosi corsi d’acqua che, improvvisamente, scorrono tra i sassi. Immagino come doveva essere questo ambiente un secolo fa, o migliaia di anni fa. E' un piacere per la vista la piena del Cellina, ma anche per l’udito, soprattutto quando l'acqua prorompe con alti cavalloni, lasciandosi sentire a chilometri di distanza.

giovedì 12 aprile 2018

Giorni di morchelle



Il rialzo della temperatura, le piogge primaverili e... un po' di fortuna, in questi giorni ci consentono di trovare più di qualche deliziosa morchella.

domenica 8 aprile 2018

Un giardino giungla



Al Museo di scienze naturali "Zenari" di Pordenone, l'amico Alberto Magri ha concluso la mostra "Quella giungla del mio giardino". Davvero entusiasmante!

sabato 7 aprile 2018

Aquila e ricordi


Inoltrato nella prateria magredile, mi sono imbattuto prima con il volo di un'aquila, poi con un gomitolo (residui) di filo d'acciaio ramato. Attraverso questo cavetto (lungo alcuni chilometri), collegato alla coda di un razzo, con un joysteck un militare guidava l'ordigno su un bersaglio. E' riemerso in me un ricordo (una ventina di anni fa), quando un'aquila si scontrò con uno di quei fili, calato e sospeso tra alcuni alti cespugli. Il grande rapace si sezionò entrambe i bicipiti. Lo mandai col treno alla LIPU di Parma e, dopo tre mesi, me lo riportarono guarito. Le ridammo la libertà in duecento, sul M.te Ciaurlec. Spero che le scorte di quei tremendi ordigni siano finite!