Le fresche sere d’estate, spesso m'invitano a passeggiare sui campi. Non raramente un “chiù”, acuto e monotono, ripetuto nel buio
e a lungo, conferisce dimensioni al paesaggio. A diffondere questo verso, da
uno o da un altro albero, è il simpaticissimo assiolo, o chiù (Otus scops), un rapace notturno predatore d’insetti, d’uccelletti e di piccoli mammiferi. E’ un migratore che giunge da noi in aprile e ritorna in Africa in settembre. Per le dimensioni
ricorda la civetta comune, ma è smilzo e con due ciuffetti sul capo che solleva quando vuole mimetizzarsi al meglio tra le ramaglie. Più di
qualche persona, s’infervora quando si s’indica il piccolo gufo come frequentatore dei campeggi delle pinete mediterranee: riconosce l’animale come quel gran
seccatore che induce penitenza, cioè notti insonni, per quel suo verso penetrante,
indispensabile marcatore del territorio e del nido, ripetuto a lungo, anche di
fronte al indagare d'una torcia curiosa. “Chiu---chiù---chiù…”
![]() |
| Un assiolo che ho custodito quando gestivo il centro di recupero per l'avifauna ferita, poco prima della liberazione |
