Questo insetto dei reduvidi, con il
quale mi sono imbattuto oggi nella prateria di “Bioforest”, nel Vinchiaruzzo di
Cordenons, noto come “cimice assassina”, mi ha ricordato il suo modo inquietante di predare e di alimentarsi. Tra le erbe fiorite attende una vespa, un’ape, una
farfalla... Quando una le arriva a tiro, la aggancia con le zampe anteriori, l'infilza con un rostro che tiene ripiegato sotto la testa e inietta dentro di esse una tossina. Se involontariamente ci troviamo a toccare malamente uno di questi artropodi, anche noi possiamo venire infilzati dal suo stiletto, che ci procurerà dolore più di una vespa, per almeno un paio d'ore. Ho il ricordo di una signora presentatasi al pronto
soccorso, dove lavoravo, con dentro ad un vasetto una "cimice assassina". La donna era
stata punta a un braccio e aveva un gran bel bozzo, oltre al dolore. Oggi, dopo
un paio di posture minacciose, di fronte a me l’insetto si è lasciato cadere tra le erbe. L’ho ringraziato per la disponibilità a lasciarsi fotografare e mi
son ripetuto che le mani nell’erba vanno messe con prudenza (cosa che non
faccio mai).


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