Inoltrato nella prateria magredile, mi sono imbattuto prima con il volo di un'aquila, poi con un gomitolo (residui) di filo d'acciaio ramato. Attraverso questo cavetto (lungo alcuni chilometri), collegato alla coda di un razzo, con un joysteck un militare guidava l'ordigno su un bersaglio. E' riemerso in me un ricordo (una ventina di anni fa), quando un'aquila si scontrò con uno di quei fili, calato e sospeso tra alcuni alti cespugli. Il grande rapace si sezionò entrambe i bicipiti. Lo mandai col treno alla LIPU di Parma e, dopo tre mesi, me lo riportarono guarito. Le ridammo la libertà in duecento, sul M.te Ciaurlec. Spero che le scorte di quei tremendi ordigni siano finite!

Complimenti Mauro! Hai fatto e continui a fare veramente tanto per la natura e per tutti noi!
RispondiEliminaAnch'io mi auguro che le scorte di ordigni siano finite!
Ciao grazie Chiara!
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