domenica 11 novembre 2018

Il Falco pellegrino, il centro urbano e i piccioni imbrattatori


Sono stato destato da alcuni richiami famigliari, forti e squillanti. Erano di due falchi pellegrini che facevano scaramucce nel cielo. Per le differenti dimensioni uno era maschio e uno femmina. Chissà, forse erano una coppia fissa e dovevano manifestare, a modo loro, affiatamento. Forse si erano incontrati per caso e dovevano solo dirsi: “stattene alla larga dal mio territorio di caccia”. Una volta, questa specie era rara, ora è diffusa. Negli anni sessanta del secolo scorso, il pellegrino ci permise di comprendere come certi veleni, attraverso il cibo, passano tra gli organismi viventi (in questo caso il DDT, oggi vietato; disperso sulle colture era assimilato dai passeriformi, prede frequenti dei falchi pellegrini, che finivano per deporre uova senza guscio, fragilissime). Quando vedo il pellegrino sopra alle città, penso anche alla sua adattabilità, espressa attraverso la nidificazione sulle nicchie presenti sui grattacieli; penso pure al problema dei piccioni, che colonizzano e imbrattano i centri urbani, anche quello del mio paese. Qualche anno fa ho proposto al Sindaco e al Parroco di contrastare l’annoso problema installando un nido artificiale per il pellegrino, spauracchio per i piccioni, ponendolo su un posto adatto del campanile, in alto. La curia mi ha risposto che non è possibile, essendo il campanile “luogo sacro”. Boh… non capisco come negare una modesta cassetta di legno su un campanile e poi lamentarsi perché decine di colombi insudiciano, con le loro deiezioni, le statue (sacre pure quelle, credo), i cornicioni, i davanzali dei finestroni e il sagrato, quotidianamente.

Un Falco pellegrino ripreso sui magredi dopo aver predato un gheppio (Non c'è dubbio che siamo sui magredi, perchè? )



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