Sono stato destato da alcuni
richiami famigliari, forti e squillanti. Erano di due falchi pellegrini che
facevano scaramucce nel cielo. Per le differenti dimensioni uno era
maschio e uno femmina. Chissà, forse erano una coppia fissa e dovevano
manifestare, a modo loro, affiatamento. Forse si erano incontrati per caso
e dovevano solo dirsi: “stattene alla larga dal mio territorio di caccia”. Una
volta, questa specie era rara, ora è diffusa. Negli anni sessanta del secolo
scorso, il pellegrino ci permise di comprendere come certi veleni, attraverso il
cibo, passano tra gli organismi viventi (in questo caso il DDT, oggi vietato; disperso
sulle colture era assimilato dai passeriformi, prede frequenti dei falchi
pellegrini, che finivano per deporre uova senza guscio, fragilissime). Quando vedo il
pellegrino sopra alle città, penso anche alla sua adattabilità, espressa
attraverso la nidificazione sulle nicchie presenti sui grattacieli; penso pure al
problema dei piccioni, che colonizzano e imbrattano i centri urbani, anche quello
del mio paese. Qualche anno fa ho proposto al Sindaco e al Parroco di contrastare
l’annoso problema installando un nido artificiale per il pellegrino,
spauracchio per i piccioni, ponendolo su un posto adatto del campanile, in
alto. La curia mi ha risposto che non è possibile, essendo il campanile “luogo
sacro”. Boh… non capisco come negare una modesta cassetta di legno su un
campanile e poi lamentarsi perché decine di colombi insudiciano, con le loro deiezioni, le statue (sacre
pure quelle, credo), i cornicioni, i davanzali dei finestroni e il sagrato,
quotidianamente.
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| Un Falco pellegrino ripreso sui magredi dopo aver predato un gheppio (Non c'è dubbio che siamo sui magredi, perchè? ) |

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